AQUILA  PAGINA 3 DI 3

4.1. Specie di aquile di mare

 

L'aquila di mare propriamente detta (Haliaëtus albicilla) ha una distribuzione paleartica; in Italia, rara, nidifica in Sardegna. La sua apertura alare può raggiungere i 2,5 m ed è di colore grigiastro con la testa più chiara. L'aquila di mare dalla testa bianca (Haliaëtus leucocephalus).

è l'emblema degli Stati Uniti.

Il suo areale spazia dall'Alaska alla Florida; gli individui di maggiori dimensioni si trovano nella parte più settentrionale dell'areale.

 I giovani di questa specie non hanno la testa e la coda bianca tipiche degli adulti, ma impiegano quattro-cinque anni per raggiungere la livrea definitiva. Rispetto ad altri accipitridi, l'aquila di mare dalla testa bianca è un pescatore e un cacciatore relativamente maldestro; cattura principalmente pesci morti o malati, o quelli che si spingono in acque basse per deporre le uova. A volte deruba i falchi pescatori, disturbandoli in volo fino a far loro abbandonare la preda.

 L'aquila di mare di taglia maggiore è l'aquila di mare di Steller (Haliaëtus pelagicus), che vive nelle aree costiere dell'Asia nordorientale e a volte visita le isole Aleutine e le Pribilof dell'Alaska.

 

     5. ALTRE AQUILE

 

Le aquile tropicali sono fra i più grandi rapaci del mondo. Fra queste, l'arpia (Harpia Harpya) pesa poco meno di 5 kg.

 Un tempo diffusa nelle foreste vergini delle pianure comprese tra il Messico meridionale e l'Argentina settentrionale, oggi questa specie è in pericolo di estinzione a causa della devastazione del suo habitat. Si nutre principalmente di mammiferi arboricoli come scimmie, bradipi e opossum.

 Il dorso è nero e le parti inferiori sono bianche, con una banda nera che attraversa il torace. La testa grigio pallido è sormontata da una doppia cresta che, quando viene eretta, conferisce all'uccello un aspetto simile a quello di un gufo. La specie eurasiatica più affine all'arpia è l'aquila delle scimmie (Pithecophaga jefferyi), uccello emblema delle Filippine, che ormai vive solo nelle aree montane più remote delle isole maggiori.

Il biancone (Circaetus gallicus), diffuso invece nella regione mediterranea, si nutre perlopiù di rettili, come pure le aquile dei serpenti, un gruppo di accipitridi di taglia piccola o media che vivono nelle regioni tropicali e subtropicali dell'Eurasia e dell'Africa. Il falco giocoliere (Terathopius ecaudatus), diffuso nelle zone aperte dell'Africa tropicale, ha una silhouette inconfondibile, caratterizzata da ali lunghe e ampie e coda eccezionalmente corta; a differenza delle altre aquile, si nutre perlopiù di carogne.

 

      6. CURE PARENTALI

 

La strategia riproduttiva dell'aquila, come in generale quella degli uccelli e di molti animali superiori, consiste nel generare pochi piccoli, ma di prestare loro cure parentali raffinate. Tale strategia si differenzia da quella di molti altri animali, soprattutto invertebrati e pesci, che producono un altissimo numero di uova, in modo da mantenere alta la probabilità di sopravvivenza senza prestare alcun tipo di cure parentali.

Dopo il periodo dell'incubazione, che nell'aquila reale dura 6 settimane, la maggior parte delle specie alleva solo uno o due piccoli per covata. Nella maggioranza dei casi il ruolo del maschio è quello di procacciare il cibo e di portarlo alla femmina, che si occupa di distribuirlo ai nidiacei (fa eccezione il maschio dell'aquila reale, che si prende cura dei piccoli fin dalla schiusa). 

La femmina in genere resta invece all'interno o nei dintorni del nido finché i piccoli, dapprima coperti di solo piumino, non mettono le penne; solo dopo riprende la caccia, sollevando in parte il maschio da questo compito. Una volta cresciuti, i piccoli restano nei pressi del nido per un certo periodo, durante il quale vengono ancora nutriti dai genitori. I tempi necessari ai piccoli per raggiungere l'indipendenza dai genitori variano da specie a specie.